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4 marzo 2004-02-15
PAROLE CHIAVE: ORIGINI DI BUSCA - ORIGINE CRISTIANESIMO IN PIEMONTE - LERGIONE TEBEA - CASTRUM S.STEFANO - S. VITALE - S.MARTINO - SARACENI - RICETTO LE ORIGINI DI BUSCA DALLA CRISTIANIZZAZIONE AL SEC. XII
 
Estratto dalla relazione:
LE ORIGINI COLLINARI DI BUSCA, DAI "FUNDI" AI BIAZACI
Busca - Salone Comunale, 4 marzo 2004
Rel. Mirella Lovisolo

 

Mi sia permesso prima di iniziare fare un ricordo molto affettuoso al nostro storico di Busca il compianto Don Francesco Fino che ci ha trasmesso con la sua opera la storia la vita e i documenti di Busca dalle origini al 1900. Sono molto contenta che il Comune abbia dedicato una piazza della città al suo nome in modo che il ricordo non sia cancellato.

In questa relazione consideriamo il passaggio culturale dalla romanità locale alla nuova realtà creatasi con la diffusione del cristianesimo: i villaggi collinari, la situazione determinata dalle invasioni barbariche e saracene al primo centro fortificato.

Dobbiamo immaginare il nostro territorio abbastanza spopolato tra i sec. I e III, in quanto le concentrazioni della popolazione del PAGUS - cioè quel tipo d'insediamento celto-ligure di età preromana - dovevano essere nell'ambito dei fundi quei lotti destinati dai conquistatori romani, tramite sorteggio, a dei destinatari, i possessores, il cui nome passava al fundus (1): Fundus Atticius, Fundus Bebennius, Fundus Roxius, Fundus Neronis ecc.

Dopo l'età augusta - dalla prima età cristiana sino al primo Medioevo - il popolamento avviene per VICI, cioè villaggi che mantengono forme di organizzazione comunitaria.

 

LA CRISTIANIZZAZIONE

 

In Piemonte avvenne tra fine III e il V secolo. La prima diocesi piemontese fu quella di Vercelli, con S.Eusebio, nel 356, poi Torino con S.Massimo. Ma ben presto già nelle zone rurali arrivava il Cristinesimo. Dice il Bolgiani (2) che nella diocesi di Torino all'inizio del V sec. il cristianesimo doveva essere presente non solo nelle città principali, ma anche nei vici di campagna.

Ettore Dao (3) tratta l'ipotesi della diffusione del Cristianesimo in Piemonte e scrive che taluni antichi studiosi (tra cui, ai nostri tempi, Semeria, Alessio, Allais) la farebbero risalire all'opera di S.Pietro e S.Paolo con S.Luca e S.Barnaba. Non c'è alcuna prova su quest' ipotesi, anche se è vero che Paolo aveva in programma di spingersi con l' evangelizzazione sino alla Spagna

Tra i primi evangelizzatori del saluzzese - prosegue Dao - vi fu certamente S.Dalmazzo. Nato da un prefetto romano di Magonza, Dalmazzo venne in Italia nella Valle Stura soffermandosi nel territorio tra Gesso e Vermenagna; quindi scese nella pianura ad evangelizzare l'attuale saluzzese dove un certo numero di cappelle ne testimonia il culto. Andò poi a Pavia e divenne vescovo, tornato sulle rive del Vermenagna nel dicembre 254 subì il martirio per opera di seguaci di Apollo. Il suo corpo, per volere della regina Teodolinda e re Agilulfo, venne trasferito a Padona (attuale Borgo S.Dalmazzo) dove avevano fatto erigere un'abbazia benedettina (4)

E' tradizione antichissima che, nel III secolo, le nostre valli siano state evangelizzate da soldati romani convertiti, la famosa Legione Tebea; secondo i racconti, il fatto sarebbe accaduto tra il 286 -305 d.C.

Ne parla il Vescovo di Lione Eucherio nel 434 nella "Passio Acaunensium Martyrum". Secondo la tradizione, un contingente di 4000 Legionari Romani reclutati "in natione thebea" (Egitto), vennero inviati nel 286 da Diocleziano nei pressi di Martygny (Octodurium) in aiuto delle truppe già presenti sul luogo impegnate contro le popolazioni locali che i tebei avrebbero dovuto sterminare. La legione, composta completamente di soldati cristiani, si rifiutò di massacrare popolazioni inermi, e così fu passata per le armi. In questa versione, che è forse la più attendibile, è verosimile pensare, tenuto conto della consistenza numerica della legione, ad una decimazione, che spiegherebbe e renderebbe logica la sopravvivenza di molti che, in seguito, disertando si rifugiarono nelle regioni più remote dell'arco alpino, facendo opera d'evangelizzazione. Si ricordano almeno 400 nomi di soldati della legione scampati all'esecuzione di "Agaunum", e successivamente martirizzati e diventati poi oggetto di culto e santificati; di questi almeno una cinquantina in Piemonte e altri ancora in Francia, Svizzera, Germania.

 

A CASTELMAGNO il BOTONERI dipinse nel 1514 alcuni di questi santi tebei: Ponzo, Costanzo, Maurizio (il capo della legione), Magno, Chiaffredo, Dalmazzo, Pancrazio. Tra questi, Chiaffredo e Costanzo sono i santi patroni della Diocesi. A s.Costanzo è intitolata l'abbazia di Villar fatta costruire da Re Ariperto dei Longobardi nell'VIII secolo. Nella controfacciata del Duomo di Saluzzo un grande dipinto di Giovanni Vinay di Mondovì (1856) rappresenta il martirio di S.Chiaffredo e S.Maurizio.

Altri santi martiri della "legione Tebea" di cui si può affermare l'esistenza sono Solutore, Avventore, Ottavio che avrebbero subito il martirio in territorio torinese (zona dell'attuale Maria Ausiliatrice) perché di loro parla il vescovo S.Massimo di Torino, sec V. Nella Chiesa dei SS Martiri di Torino, a loro intitolata, sono conservate le reliquie dei Casella di testo: S. STEFANO - IL protomartiri torinesi.

 

All'opera missionaria degli evangelizzatori si aggiunse un fatto determinante, l'editto dell'imperatore Valentiniano III del 435 che imponeva: "Noi vogliamo che i santuari (pagani) i templi, se esistono ancora siano distrutti per opera dei magistrati e che sulla loro area si innalzi il segno della religione cristiana come espiazione" (5)

Già il predecessore Onorio nel 399 aveva concesso di abbattere gli altari campestri e le edicole private, ma trattandosi di un semplice permesso non ebbe esecuzione nei vici di Attissano e Bovignano per la resistenza della tradizione contadina alla novità.

L'editto imperiale stabiliva espressamente che i templi cristiani sorgessero sull'area di quelli pagani come testimonianza visibile della vittoria di Cristo e come atto di purificazione con l'imposizione imperiale inizia l'opera di ESAUGURAZIONE che si protrasse per circa due secoli e che realizzò l'inculturazione del cristianesimo nel mondo occidentale. (6)

 

Naturalmente una trasformazione culturale socio-ambientale non può essere cosa improvvisa, il processo di evangelizzazione fu assai lungo e l'organizzazione ecclesiastica della campagna nelle PLEBS, (la comunità dei fedeli), si sviluppò dalla fine del sec. IV all'inizio del sec. IX

La difficoltà maggiori all'opera di inculturazione cristiana, derivavano dalla resistenza al cambiamento delle tradizioni contadine ; i discorsi di S.Massimo, primo vescovo di Torino nel V sec., dipingono infatti un quadro vivace della situazione della diocesi caratterizzata ancora dalla superstizione pagane radicate nella tradizione e nella cultura della gente.

Il Vescovo di Torino redarguisce i fedeli per la resistenza a lasciarsi trasformare dall'annuncio evangelico e insiste sui possessores perché si adoperino alla conversione dei loro servi. Nel sermone 106 il vescovo biasima coloro che non abbattono gli idoli disubbidendo agli editti all'imperatore Valentiniano III che aveva prescritto di abbattere gli altari pagani e sostituirli con edicole cristiane. Il Sermone 63 e 98 predica contro le licenziose feste pagane di capodanno (sostituite dopo il V sec dalla festa della Madre di Dio). I Sermoni 30,31 contro le superstizioni legate alle eclisse di luna, sermone 48 è un duro attacco alle stoltezze del culto pagano, il sermone 91 contro il persistere delle superstizioni nelle campagne (che è andata avanti sino ai tempi nostri) Il sermome 218 richiama i proprietari terrieri alle loro responsabilità perché non spezzavano gli altarini sparsi nelle campagne.

Casella di testo: Una lapide murata di Caraglio (dove le ricerche recenti degli storici hanno collocato la città di FORUM GERMANORUM) dimostra l'esistenza di fossori cristiani, cioè di operai addetti allo scavo delle fosse sepolcrali, riuniti in una cooperativa che apprestava i sepolcri e li offriva in vendita. Una categoria di lavoratori che compare fin dai primi secoli nelle catacombe romane.(7)
  Questa  presenza presuppone una organizzazione acclesiastica ormai costituita nel corso del V secolo. Infatti le chiese dei vici, afferma Castagnetti (8)  avevano con  probabilità il fonte battesimale, e nel sec VI erano già Parrocchie rurali organizzate con  i criteri e i metodi economici e sociali dell'organizzazione civile del tempo. 
Il termine paroecia inizialmente designò la circoscrizione territoriale episcopale, ma già nel sec V e, quasi sempre nel VI, venne a indicare la parrocchia rurale.
Ma le abitudini dei contadini legati agli usi introdotti anticamente erano di difficile cambiamento, infatti la religione pagana scandiva le ore di gioia e di dolore accompagnava i cicli delle stagioni e dei lavori agricoli. La pratica dei culti costituiva un'esperienza tranquillizzante e la nuova fede non poteva ignorarlo. Se si potevano facilmente abbattere i templi non così le tradizioni popolari

OCCORREVA TRASFORMARE NON DISTRUGGERE.

Anche i primi cristiani, originati dall'ebraismo aniconico, usarono per le loro catacombe un simile metodo utilizzando i simboli preesistenti pagani riempiendoli del nuovo significato cristiano. I primi cristiani non conoscevano altri elementi figurativi e allora adottavano quelli esistenti. Ad es.: il Buon Pastore che era una divinità agricola divenne il simbolo del Cristo che la vita e dunque simbolo - insieme all'ancora - di Cristo crocifisso (quando non si poteva ancora rappresentare la crocifissione).

Ma quando è stato possibile rappresentare realmente la figura di Cristo dopo il sec. IV, decadde l'uso di quel simbolo di richiamo pagano.

Con il metodo della trasformazione, le feste pagane non vennero dunque abolite ma caricate di simbolismo cristiano, così il culto dei morti diventava ricordo ma anche speranza nella risurrezione, le cerimonie sacre delle coltivazioni si indirizzavano al Creatore. (9)

Quest'opera di trasformazione è avvenuta universalmente ad es. con l'introduzione nel sec IV della festa del Natale il 25 dicembre in sostituzione della festa del "sole nascente". Siccome Gesu ha detto "io sono la luce del mondo" niente di più logico che sostituire la festa del sole nascente con la nascita del vero Sole che è Cristo. (nota10)

 

A BUSCA le più antiche comunita' cristiane sono attestate nei due vici di ATTISSANO (da Acticius) e di BOVIGNANO (Bebennius).

 

 

Ma dov'era la parrocchia di S.Maria di Attisano? Il territorio detto oggi Attissano non corrisponde a quello delle origini.

Nell'archivio parrocchiale una pergamena 13 ottobre 1330 si parla di una vigna del luogo Tizano che ha le coerenze col beale S.Quintino. ATTISSANO era dunque presso l'attuale cappella di S.Quintino come confermano i ritrovamenti degli scavi archeologici e secondo la topologia degli antichi stanziamenti che sorgevano vicino alle sorgenti sul declivi della collina. Nel luogo dove c'è la moderna Attissano le terre erano ricoperte di boscaglie, pascoli e caccia, ma non erano adatte alla coltura e alla abitazione dell'uomo, soprattutto perché prive di acqua. Quando dal Maira fu estratta una bealera per l'irrigazione, furono formati Pratavetera e poi Prata Nova, che integrarono l'economia delle aziende agricole della collina e allora vi fu estesa la denominazione di Attissano. Nei catasti del 600 si parla ancora dei Monti di Attissano che corrispondevano ai boschi della collina. Quando la parrocchia di S.Maria di Attissano fu trasferita in Busca, l'antica parrocchia rurale divenne chiesa cappella campestre ebbe allora come nuovo titolare S.Quintino di cui portava già il nome. Il pezzetto di terra adiacente la cappella era l'antico cimitero.

 

 

 

La presenza di un'altra parrocchia detta di S.Maria di BOVIGNANO (dal nome romano dell'antico possessore del fundus: Bebennius o Bivignano, Bevignano, o Bovignano) è attestata dai Conti della Castellania. Veniva chiamata Madonna del Ciocchero (Madonna del Campanile). La denominazione non si riferiva al campanile ma era giuridica, infatti nel Medioevo erano chiamate Villa ad Clocherium quei villaggi che erano sede di parrocchia infatti anche presso la Madonna del Campanile è accertata la presenza di un cimitero.

Le confraternite si recavano ancora nel 600 in processione per ossequio verso l'antica parrocchia, come è scritto negli ordinati della SS Trinità.

Nel perimetro murario dell'attuale chiesa, costruita nel 700 in sostituzione dell'antica distrutta dai francesi nel 500, appaiono chiare le tracce della preesistente chiesa paleocristiana certamente decorata dai Biazaci, a sud si conserva ancora il trittico, dipinto sull'antica chiesa con la Deposizione e S.Giovanni Battista S. Antonio, Giuseppe d'Arimatea (11)

La dedicazione a S.Maria di queste chiese paleocristiane richiama la fioritura che il culto alla Madre di Gesù ebbe dopo il Concilio di Efeso nel 431 in cui Maria venne proclamato Madre di Dio (la Theotòkos).

Le parrocchie di S.Maria di Attissano e di Bovignano saranno trasferite nel sec XII nell'interno delle mura di Busca e diventano come cappelle campestri, ma i fundi o vici non scompaiono. Il loro nome risulta in documenti importanti: Nel Catario di Cavour un documento del 6 agosto 1087 parla di un atto d'acquisto di terre ad ATISANO, mentre di BUVIGNANO si parla nei documenti dei conti della Castellania di Busca, settembre 1369-70. Nel Cartario di Staffarda (doc.n°100) in un documento del febbraio 1175 appare l'atto d'acquisto da parte dell'Abbazia, di un appezzamento di terra da Lamberto de ATIZANO

Sono numerose le chiese del tempo dedicate a Maria nel pagus buschese:

La Madonna del Nerone che prende nome dal fundo rustico del Nerone. Ora fa parte della frazione di Morra S.Giovanni ed è isolato nei prati. Era antichissima, nei conti della Castellania ricorre più volte. In seguito in questo territorio i monaci del Villar che vi stabilirono una MORRA

S.Maria di Rossana anche questa sorse su un fundo romano Roxius e il fatto che è dedicata a S.Maria induce a pensare che il tempo della erezione sia stato il medesimo delle omonime chiese del pagus di Busca. . La citiamo per rilevare l'omogeneità con i vici che erano stanziati ai piedi del monte Pagano.

 

 

S.Maria del Ceretto si trova su un poggio presso S.Martino a levante ora è ricordata da un pilone che poggia ancora sopra il muro dell'antica chiesa. Il nome Ceretto deriva da cerro la quercia ricorda le boscaglie che coprivano ancora quella zona, La chiesa era la più antica della vicina S.Martino.

S.Maria Montis a Belmonte,è la chiesa dell'EREMO (che dal 1200 al 1600 ebbe uno sviluppo monastico notevole), nei pressi si trovano le necropoli di cremati; forse ebbe una funzione esaugurale in un luogo consacrato al culto di divinità celtoliguri dove convenivano i pastori del pago per compiere riti propiziatori.

S. Maria de Petra Alba (Peralba) posta su una linea di confine. Per la sua posizione richiama, come Belmonte, le alture sacre dove si radunavano i pastori per celebrare i riti religiosi delle stagioni.

"Il sorprendente numero di dedicazione a S.Maria del territorio - scrive Don Fino a pag 79 - sia presso i luoghi da cui provengono i reperti archeologici, sia dove la toponomastica romana ha resistito, avvalorano l'ipotesi di una penetrazione del cristianesimo piuttosto precoce che hanno fatto del pagus di Busca un pagus mariano".

 

 

Intanto anche la chiesa di S.STEFANO

sorta anch'essa tra il V e l'VIII sec. è eretta in parrocchia così importante che nell'adiacente domus soggiornava il vescovo. Nel XV sec. venne affrescata dai fratelli Biazaci

LE "INVASIONI BARBARICHE"

Alla fine del IV e V secolo inizia quel fenomeno di spostamento di popoli detto delle "invasioni

barbariche" con le raffiche devastatrici dei Goti di Alarico e dei visigoti.

La decadenza che affliggeva tutto l'impero nel sec IV colpiva anche la Liguria di cui faceva parte il nostro territorio nella IX Regio Liguria fino al fiume Po, infatti i goti occuparono pure l'alto Piemonte; anche la nostra zona è immersa nella desolazione e gli abitanti vivono nel terrore. I Sermoni di S.Massimo evidenziano lo stato d'animo delle popolazioni e le paure che essi avevano avevano di fronte a queste invasioni. La vittoria di Stilicone aveva sguarnito le frontiere del nord lungo il Reno , le popolazioni germaniche attraversando il fiume a valanga, invadono le province della Gallia romana. S. Girolamo nella lettera n. 123 descrive lo sfacelo di quei giorni. "Nazioni innumerevoli, feroci si sono impadroniti della Gallia, tutto il territorio compreso tra lei Alpi i Pirenei, l'Oceano e il Reno è stato devastato dai Vandal, i Sarmati, Alani, Gepidi, Eruli, Sassoni, Burgundi, Allamanni, Pannoni la città di Magonza è stata presa distrutta e migliaia di uomini sgozzati nella chiesa in cui si erano rifugiati" (13)

Era evidente, in tale situazione, l'urgenza di creare delle linee di difesa con una rete continua di CASTRA e castella. Il limes viene fortificato con strade presidiate da Casella di testo: IL CASTRUM DI S. STEFANO A BUSCA

            Oggi e' una località ricca di bellezza e di suggestione, nota come castelli e fortificazioni.

Nel territorio buschese sull'attuale altura di S.Stefano, venne costruito intorno alla torre romana, il CASTRUM. Avvistato il pericolo il castrum - che tutti i cittadini dovevano difendere - si apriva ad accogliere suo interno la popolazione civile.

Nel 476 il germanico Odoacre depone Romolo Augusto , cade l'Impero Romano d'Occidente; con Teodorico barbaro geniale degli Ostrogoti, fiorì l'arte di Ravenna, mentre la Chiesa diventava cattolica, universale. Sono di questo tempo le grandi personalità di Ambrogio, Agostino, Girolamo, Basilio il grande, Benedetto da Norcia e Severino Boezio

Nel 508 i BORGOGNONI scesi dalla Savoia occupavano la Provenza stringendo d'assedio Arles.

A Teodorido succede Giustiniano la cui ambizione era di recuperare l'impero romano dalle mani dei barbari. Nel 534 un esercito dell'imperatore Bizantino Giustiniano al comando del generale Belisario risalì la penisola ma fu fermato presso Roma.

Per circa 20 anni ebbe luogo la guerra goto-bizantina che si svolse da noi in Piemonte dai confini con la Liguria al comando di Sisige. Del passaggio dei bizantini resta traccia nei toponimi tra cui Dronero (Draconerium) dove era un presidio militare bizantino comandato da un draconarius

Dopo la definitiva sconfitta sui goti per circa un ventennio fino al 570 l'impero bizantino riuscì a conservare il predominio grazie anche alla collaborazione dei presìdi dei goti che erano scaglionati nei castelli.

Il territorio di Busca ha conservato traccia della presenza BIZANTINA

S. VITALE

Scorrendo il catasto del 1604 si trova citata la via baselica, (dal greco BASILEUS = re). Il nome baselica era dato alle vie regie che erano vie pubbliche o militari.

Una via regia (basilichè) era usata per i collegamenti tra i castelli militari o una terra regia concessa ai militi bizantini di presidio. (16)

Ancor oggi c'è ancora via Basili, si tratta della strada che si stacca sulla destra della provinciale Busca Villafalletto appena oltrepasssata la Bicocca. Attualmente dopo un primo tratto essa piega ad angolo verso la chiesa di S.Vitale.

Nel tardomedioevo esisteva ancora a Busca il nucleo dei Basili e la connessione tra questi e la realtà è rafforzata dalla presenza di una chiesa dedicata a S. VITALE che avvalora l'ipotesi della presenza di un presidio bizantino. (17) La presenza di questa realtà è caratterizzato da tre costruzioni: il sito della primitiva chiesa, perduta, è segnata dal pilone sull'incrocio tra la via Villafalletto e via a S.Vitale; la seconda costruzione al centro del paese è oggi fatiscente, risale al 1750, forse venne eretta sul sito di un antico monastero benedettino del XII secolo; la terza è la moderna chiesa costruita nel sec.XX

In questo territorio resta anche traccia della presenza dei Goti nella via dei Buffa che prendeva nome da un ceppo famigliare che ebbe in Busca il suo quartiere. Il nome deriva dal goto Auffa. I due toponimi sono restati nella nuova Busca nei quartieri della città

I Longobardi sec VI

La pace bizantina non durò a lungo, i longobardi oriundi dalla Germania Occidentale guidati da Alboino cominciano a dilagare in Italia; pianura padana cade nelle loro mani mentre il governo bizantino si chiudeva in Ravenna. I LONGOBARDI si erano poi impossessati delle valli di Susa e di tutti gli approntamenti bellici dei bizantini.

Dell'incontro con queste civiltà resta a Busca ricordo nei TOPONIMI LOCALI: Il

versante nord che dalla colletta di Rossana sale all'Eremo venne chiamato

mons Borgognonum in un documento sui confini della fine del 1400.

Verso la colletta di Rossana si trova la località Pregamondio che deriva dal vocabolo longobardo gemund cioè proteggere difendere, Anche la non lontana cima di Belmonte può aver conservato il ricordo di una postazione militare. La parola "belmonte" può essere una volgarizzazione del vocabolo composto dal longobardo berg = monte e mundo= difesa.

I longobardi erano ARIANI sostenendo che Gesù non era Dio ma creato. Maria era madre di una creatura non del creatore. Il concilio di Efeso nel 431 proclama la maternità divina di Maria cui - come abbiamo visto - saranno dedicate le chiese dei fundi di Busca.

Nel ducato di Torino l'arianesimo fu assunto come elemento qualificante della nazione longobarda in contrapposizione con i romano bizantini che erano cattolici. Il duomo di Torino ebbe un culto ariano e solo nel 680 tornò un vescovo Rustico cattolico, ma, alla sua morte Torino torna ariana.

Il ducato di Torino ariano richiese un'impegnativa opera missionaria di conversione al cattolicesimo che si sviluppò durante il secolo VIII.

P 97 Alla presenza longobarda si riferisce la diffusione del culto di S.MICHELE originato dalla vittoria dei longobardi contro i Bizantini sul Gargano all'intervento diretto dell'arcangelo che sarebbe apparso nel 648 da allora S.Michele divenne un santo nazionale.

Nel circondario di Busca si trovavano almeno tre chiese dedicate a S.MICHELE e rivelano la presenza longobarda nella zona. (18) La prima costruita sullo spartiacque con la Val Maira, la seconda presso la torre del castello inferiore (attuale P.za Diaz era l'antica chiesa del primitivo centro fortificato e divenne sede della Confratria di S. Antonino; nel 1600 venne rifatta; con le leggi napoleoniche, chiusa al pubblico, divenne sede del Teatro Vecchio) la terza presso S.Giovanni sulla via Baselica.

Tra 653-660 ebbe luogo la conversione dei Longobardi con Re Ariperto I che trionfa sull'eresia ariana, una conversione accettata pacificamente solo nel 714 con l'editto di Liutprando

In questo quadro si colloca la fondazione della ABAZIA DI S.PIETRO DI VILLAR e della PIEVE DI S.MARTINO affidata ALL'Abbazia che organizzò il distretto secondo le regole della curtis benedettina, una realtà autosufficiente. S.Martino, la cui dedicazione ha valore antiariano (19) venne collocata in un progetto missionario sviluppato dall'abbazia sul territorio: la missione della pieve era la conversione del presidio longobardo

 

 

S.MARTINO

E' uno dei più originali edifici altomedioevali, possiede una delle facciate più antiche della

provincia di Cuneo. La semplicissima architettura racchiude una potenza calma serena misurata.

La bifora ricorda palazzi imperiali di Costantinopoli. L'interno ha subito radicali trasformazioni a

cominciare dalla la sopraelevazione dell'edificio, la sostituzione della copertura a

capriate e il tamponamento delle navate laterali. Nell'abside centrale conserva una teoria di

santi accanto alla Madre di dio dei Biazaci purtroppo compromessi da un errato rifacimento.

Molto importante l'absidiola destra decorata dal motivo di conchiglia tipo Pecten dei sarcofagi

bizantini dell'area greca, ocra su fondo bianco; il motivo richiama l'opera di pittori di cultura

ellenistico -bizantino, che all'epoca erano profughi nelle zone occidentali dell'

impero a motivo delle persecuzioni iconoclaste e vandaliche (20)

(Anche S.COSTANZO AL MONTE

vi sono rilievi che rivelano motivi ellenistici della cultura siriaca)

Si pone l'interrogativo se la chiesa di S. Martino sia stata sede di Pieve

(22) Nei documenti medievali non se ne fa menzione; il primo elenco di

chiese che pagano il cattedratico al vescovo di Torino (1381) enumera le chiese

di Busca come sottoposte alla pieve di Villa. Ma già Mons. Della

Chiesa in "Descrizione del Piemonte" affermava nel 600 che la chiesa di S.Martino di Busca doveva

essere stata di considerazione e ne mette in risalto l'importanza e Aldo Settia (21) è giunto a

conclusioni che confermerebbero l'ipotesi di S.Martino pieve:

        In tutti i luoghi delle Pievi prese in esame sono venute alla luce reperti archeologici di origine

romana;

        la pieve era collocata fuori dei centri abitati;

        ed ubicata presso percorsi stradali importanti e in luogo elevato.

        E' la situazione di S.Martino presso la quale transitava la via pedemontana lastricata venuta

alla luce in alcuni tratti

Inoltre, alcuni particolari dell'edificio confermano l'importanza

dell'edificio: la presenza dell' endonartece e del battistero

esterno alla chiesa di cui resta traccia e il fatto che fosse

a tre navate.

Scrive M.Maddalena NEGRO PONZI MANCINI : "Spicca in

questo quadro delle pievi del cuneese la situazione anomala

di Busca che pur avendo ben 11 chiese nel suo territorio

distretto e con titoli di epoca paleocristiana S.Maria, S.Croce,

S.Stefano, S.Vitale o altomedioevale,S. Michele s. Martino e pur essendo al centro di una zona di

fitta e inalterata toponomasticaromana, non sembra essere stata parrocchia antica e risulta invece

nel cattedratico come dipendenza di un centro di formazione posteriore e in base a nome non

romano: Villa. Si può forse pensare che più che non avere mai avuto un distretto, Busca all'età del

cattedratico 138l l'avesse già perduto".(23)

Nel documento del 1217 in cui risulta che le chiese di Busca soggette a S.Andrea di Savigliano,

la chiesa di S.Martino non è più chiamata "pieve". Forse l'impossibilità del vescovo di Torino di

esercitare il controllo sul clero di Busca, fu la causa che lo determinò a trasferire la giurisdizione

plebana dalla chiesa di S.Martino a quella di Villa, la quale era nelle mani dei Saluzzo quindi con

Torino. (24)

 

 

Nel 1386 la pieve di Villa succeduta a S.Martino comprendeva tutte le chiese di Villa, Busca e Rossana. Si trattava di distretto dell'antico pagus che per le vicende politiche era diventato zona di confine.

Il periodo tra longobardi e carolingi fu caratterizzata da un feconda stabilità economica sociale anche nel territorio buschese.

Anche la cappella di S.Sebastiano in questi secoli era presente sul territorio dedicata al santo

che nel sec.VII secolo si è diffuso il culto del santo protettore contro la peste

Nel 773 Carlo Magno re dei FRANCHI scese nella valle di Susa superiore le Chiuse di S.Michele e sconfisse Re Desiderio ultimo dei longobardi. I franchi che si insediarono nel territorio non alterarono sostanzialmente l'assetto preesistente.

In questo tempo si sviluppa l'opera dei monaci di S.Pietro del Villar di cui rimangono le tre MORRE cioè il recinto di pietre entro le quali venivano rinchiuse le pecore dopo il pascolo; vi era anche il rifugio dei pastori e l'ambiente per la lavorazione del latte.

L'antico oratorio campestre di S.BRIZIO (Bricalet)successore di S.Martino ed è da attribuirsi ai monaci del Villar ;questa chiesetta pagava il cattedratico a Torino 1386.

Con l'arrivo dei monaci benedettini è documentata la piantagione degli ulivi nella curtis di S.Martino. La toponomastica ha conservato il ricordo di piantagioni di ulivi a Busca come ricordano i conti della Castellania, Via Oliveto, Via Monteollero.

Tra il sec.IX e X, mentre si andava affermando nel territorio il comitato di Auriate frutto della struttura feudale carolingia, ecco giungere il nuovo periodo di decadenza e paura con l'INVASIONE DEI SARACENI; fermati nel 732 a Poitier da Carlo Martello, sbarcavano ora a Frassineto presso il golfo di Saint Tropez in Provenza con l'intento di distruggerle realtà cristiane.

Ebbero a loro vantaggio le bande dei marrones dei cristiani apostati della fede, che al loro giungere abbracciavano la fede islamica. E furono questi a causare i danni più furiosi; il vescovo Landolfo di Torino nel 1011 narra che "la devastazione della sua diocesi è compiuta non solo da pagani ma anche da perfidi cristiani, non solo da estranei ma cosa ancor più tristi da compatrioti apostati della fede".

I Saraceni non trovarono resistenza organizzata e nel 972 occuparono in modo permanenti le vie delle Alpi e lo sbocco sulla pianura

Le abbazie i monasteri sino a quel tempo luogo di sosta e di assistenza logistica lungo gli itinerari alpini diventarono caserme per le bande saracene. Le pievi, nella cui curtis erano ammassate buona parte dei beni economici e le cui chiese custodivano tesori di oreficeria, furono prede ambite.

Probabilmente la cosa non avvenne prima del 920 . Un poemetto pubblicato da Mons Riberi esprime bene questa decadenza in tutto il territorio sociale e religioso.(25) La presenza araba nel territorio ha anche avuto una incidenza culturale infatti è rimastra traccia del loro passaggio in vocaboli dialettali e nella toponomastica. Alle porte di Busca la cascina Maurina ricorda una guarnigione di mori stanziata presso il guado del Maira sulla via Baselica. La borgata dei Margaria sulla collina della Morra un tempo detta dei marrani.

Rossana c'è una località dal nome arabo: bracalla; così il nome Madala è di origine araba.

Costigliole e Busca il MONTE PAGLIANO, dalla voce piemontese paian cioè pagano resta testimone delle distruzioni operate dai pagani

Nel 904-6 i saraceni distruggevano i monasteri di Pedona Pagno e Novalesa

All'occupazione saracena si collega l'origine della leggenda della Bella Antilia che suscitò l'interesse di D.Serra. (26). La tradizione venne raccolta dal Savio che la lesse nel manoscritto del cappellano di S.Martino di Busca. Racconta dell'esistenza di una città tra S.Martino e Busca chiamata Antilia distrutta da un incendio; gli abitanti la ricostruirono dove ora sorge Busca, ma la nuova città era solo una buscaia, cioè un fuscello della Bella Antilia, di cui non si raggiunse lo splendore. (27)

Il Serra collega la voce di Antilia alla distruzione di Antino operata dal barbaro Attila. Il feroce annientamento della città romana fece tanta impressione che il suo nome divenne sinonimo di ogni altra distruzione bellica radicale.

Una delle ragioni principali della povertà di documenti anteriori al 1000 del Piemonte sud occidentale è da ricercare negli sconvolgimenti causati dall'invasione saracena che travolse a più riprese quel territorio e lo ridusse in tale stato di spopolamento da provocare sensibili conseguenze sulle condizioni dell'agricoltura. Non abbiamo per quell'epoca documenti che illustrino la reale situazione del paesaggio cuneese se si esclude un atto dubbio del 984 che parla del boschum Maire tra Busca e Caraglio e una del 969 sulla Silva Bannale tra Stura e Tanaro di dimensioni impressionanti (28) Nonostante la scarsità di documenti è possibile fissare alcuni puniti fermi in merito agli effetti dell'invasione sullo spopolamento e l'abbandono dei terreni, un giorno ricchi e fiorenti, documenti che parlano di "desertis locis": luoghi deserti, chiese distrutte, edifici disabitati.

Quando nel 973 - 983 i saraceni furono cacciati da Frassineto il P.te meridionale doveva trovarsi in ben misere condizioni.

Fu proprio in questo tempo che, a causa della mancanza di sicurezza, le popolazioni dei vici sparsi nelle campagne, si unirono in un grande sforzo per costruire il RICETTO FORTIFICATO, il primo nucleo della futura città di Busca, nella pianura lungo il Talutto, con la chiesa di S.Michele di cui abbiamo parlato. Il primitivo centro fortificato successivamente si ampliò sino a raggiungere il perimetro della cinta muraria cinquecentesca visibile nel Theatrum Sabaudiae e che sopravvive nell'urbanistica buschese.

Le uelle mura volute dai cittadini nel X secolo, divennero in seguito garanzia di libertà contro le pretese dei signori locali compresi i Marchesi di Saluzzo e i Savoia, i quali furono sempre costrette a riconoscerle(29) P 134

E compare, in questo inizio del secondo millennio, il NOME DI BUSCA; derivata dalla base antica germanica busk, verrà a rappresentare l'aspetto desertico e cespuglioso del territorio dove nei tempi antichi si cacciavano daini e cinghiali.

Il Nome di Busca si incontra per la prima volta nella già citata carta del 5 marzo 984, ma esistono dubbi sulla sua autenticità. Il primo documento sicuro che cita Busca si trova nel Cartario di Cavour e si riferisce al primo signore "de Buscha": Enrico; è del 6 marzo 1123.

Nel Cartario di Staffarda i documenti del sec. XII fanno sempre riferimento ad Attissano, solo più tardi si aggiunge "di Busca" (30)

Importante a conferma dell'esistenza di questo nome, un atto in cui nel 1098 in cui viene donato al vescovo di Asti Oddone la chiesa di S.Andrea di Savigliano da cui risultano dipendenti le chiese di Busca S.Martino, S.Quintino, S.Maria. (31)

Nella nuova cinta fortificata continuava l'esistenza di quell'organizzazione detta delle Confratrie che ebbero vita sino al 1600. Le Confratrie erano associazioni di persone appartenenti ad un gruppo sociale reso omogeneo dalla convivenza sul territorio con interessi comuni e dagli ideali religiosi. La loro era una proposta di solidarietà fraterna che aveva origine dalle agapi cioè i banchetti comuni dei primi cristiani. Le confratrie celebravano la festa il giorno di Pentecoste quando era nata la chiesa e la comunita' dei credenti, infatti erano chiamate confratrie dello Spirito Santo. Non bisogna confondere le confratrie con le confraternite che sorsero dopo con con finalità spirituali e caritative a carattere sociale

Le confratrie erano vincolate dal giuramento del salvamento loci cioè della difesa del vico. Erano quattro col nome di Attissano, Bovignano, S.Maria e Novella. Attissano e Bovignano erano quelle dei vici collinari. S.Maria, della chiesa parrocchiale, la Novella quella dei Buffa e S.Vitale.

A queste corrispondono i QUARTIERI in cui era suddivisa la città: ATTISSANO, BOVIGNANO, BUFFA, S.MARIA, la loro localizzazione corrispondono ad altrettante porte della cinta muraria quasi a sottolinearne l'indipendenza. Di queste quattro porte cui si aggiunse posteriormente quella PISTERNA del castello inferiore alla discesa Biandone. Delle cinque porta è sopravvissuta la Porta S.Maria e un piccolo tratto della Porta Buffa

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Bibliografia

(1) NEGRO Ponzi Mancini in "Radiografia di una territorio")

(2) in LA PENETRAZIONE DEL CRISTIANESIMO IN PIEMONTE - Atti V congresso nazionale di archeologia cristiana

(3) in E.DAO- "La Chiesa nel Saluzzese sino alla costituzione della diocesi di Saluzzo" p.8ss

(Ed.Saluzzo 1965)

(4) A.M.RIBERI - S.Dalmazzo di Pedona e la sua abazia - Studi Storici Subalpina 1929

(5) Codex.Theodos.XVI - 10:25)

(6) F. Fino - Il cammino di una Comunità ed Ghibaudo p.77

(7) di questo parla il Durandi in "Delle antiche città di Pedona Caburro e dell'Augusta dei Bagienni"-

Torino 1769)

(8) A.CASTAGNETTI in "L'organizzazione del territorio rurale nel Medioevo- Bologna 1982 p 26-29

(9) F. Fino - Il cammino di una comunità p77

nota (10) Non è possibile oggi ipotizzare la sopravvivenza, nelle raffigurazioni sacre, di divinità precristine e se qualche reivival religioso di ispirazione pagana lo propone e spiega l'immagine religiosa in tal senso, questo non è certo l'intento che ha fatto fiorire l'arte popolare cristiana degli ultimi secoli.

(11) R.Comba - Metamorfosi di un paesaggio rurale - Celid 1983

(12) (Nell'elenco delle chiese di Busca che nel 1386 pagavano il cattedratico alla chiesa di Torino non è nominata S.Maria del Nerone evidentemente era ancora in stato di abbandono).

(13) F.FINO op. cit. p 83

(14) F. FINO - Busca, IL cammino di una comunità. Pag 37,41 - 86-87

M.M.NEGRO PONZI MANCINI - In comprensorio di Cuneo in età romana e medioevale - in

Radiografia di un Territorio 1980 (p 34-38)

(15) Casali - Voce Busca p 753

(16) FORMENTINI - Scavi e ricerche sul limes bizantino nell'Appennino ( in Archivio Storico

Parmense 1930)

(17) F.FINO op.cit p 89-92

(18) F:FINO op. cit. p 95

(19) CICOGNETTI - Età longobarda Vol II pag 523-

(20) M.PEROTTI in Cuneo Provincia Granda - XXVII aprile 1978 - p 10-11

(20b) O. Bertolini- I Papi e le missioni fino alla metà del sec VIII - in La conversione al cristianesimo

nell'alto Medievo- Spoleto 1967 )

(21) ALDO SETTIA in "Strade romane e antiche pievi tra Tanaro e Po" in bollettino BSBS n° 68

1970 p 92-100)

(22) F.Fino op. cit. pp98-103

(23) M.M. NEGRO MANCINI Strade e insediamenti nel cuneese dalla età romana al Medioevo - In

Bollettino SSSAA -CN n° 85 1981 p 75

(24) F.Fino op.cit. p 127

(25)    In SETTIA - I Saraceni sulle Alpi una storia da riscrivere -Studi Storici 1987

(26)    G.Serra - Da Antino alle Antille in Lineamenti di una storia linguistica dell'Italia Medioevale

Napoli Liguari 1954 p 42ss.

(27)    in Bollettino SPABA - XII - 3-4 p 59

(28)L. CHIAMBA Paesaggio e insediamento umano nel Cuneese medioevale. In Radiografia di un

Territorio 1980 - Catalogo Arciere p 78

(29) F.FINO op.cit. p 134

(29) Cartario di Cavour BSSS III

(30)- TURLETTI - Storia di Savigliano IV doc.13



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