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Simboli p 423

 

IL TETRAMORFO:

SIMBOLI DEGLI EVANGELISTI

 

Busca(CN)-S.Stefano-Fratelli Biazaci 1450c.–Catino absidale-Apocalisse cap.IV

 

ORIGINE DEI SIMBOLI

 

I simboli degli evangelisti derivano  essenzialmente dall’archetipo dei cherubini di Ezechiele, figure già presenti nella simbolica assira a Babilonia (i Karibu) e anche nell’Antico testamento: i cherubini dell’Arca.

La fonte scritturistica dei simboli degli evangelisti si fa infatti risalire al cap.1 di Ezechiele 1,10 e 1,26 e poi al cap.4 dell’Apocalisse di Giovanni.

 

EZECHIELE 

 

Al cap 1,10  dice: “Io guardavo ed ecco un turbinio di fuoco che splendeva tutto intorno e in mezzo un balenare di elettro incandescente. Al centro apparve la figura di quattro esseri animati… avevano sembianza umana e avevano ciascuno quattro facce e quattro ali. Avevano fattezze d’uomo e fattezze di leone a destra e di toro a sinistra, e ognuno dei quattro fattezze d’aquila…, ciascuna si muoveva davanti a se dove li spirito li dirigeva una ruota al loro fianco. Al di sopra vi era una specie di firmamento simile a cristallo disteso sopra le loro teste. Sopra il firmamento apparve come una pietra di zaffiro in forma di trono e su questo in alto una figura dalle sembianze umane splendido come l’elettro. Era circondato da uno splendore il cui aspetto era simile all’aspetto dell’arcobaleno  nelle nubi di un giorno di pioggia. Tale mi apparve l’aspetto del Signore”

Il numero quattro è fondamentale nell’antichità e suggerisce l’idea dell’universalità. 4 e 24 corrisponde ai due ritmi naturali dei cicli delle stagioni e delle ore, quattro sono i punti cardinali caratterizzati dai colori dei quattro cavalieri dell’Apocalisse, quattro gli angeli distruttori ritti ai quattro angoli della terra, quattro le mura di Gerusalemme ognuna con tre porte e con i nomi dei 12 apostoli eredi tipologici delle 12 tribù di Israele che a loro volta sono messi in rapporto ai 12 segni dello zodiaco. Le 12 tribù sono messe in  quadrato, quattro per lato, come  il tempio ideale di Ezechiele dato dalla disposizione dei 4 viventi che circondano il trono dell’eterno. Una disposizione che è in rapporto col carro divino in cui molte religioni hanno fatto il trono della divinità. Un targum dello pseudo Gionata dice che le tribù si radunano tre per tre sotto lo stesso emblema e gli emblemi sono appunto quelli  del tetramorfo.

Il leone: tribù di Issacar,  Zabulon, Giuda;

l’uomo: Ruben, Simeone, Gad,

il  toro: Efrain, Manasse, Beniamino;

l' aquila: Dan,  Aser, Neftali.

La tradizione giudaica fa corrispondere a ciascuno dei viventi le quattro lettere del nome divino YHWH: Y corrisponde all’uomo, H al leone W al toro H all’aquila.

 

 

L’ ARCOBALENO

 

Il profeta vede, colui che è sul trono, circondato dallo splendore dell’arcobaleno. Nelle absidi e sui muri delle cattedrali il popolo apprende l’altissima lezione su Dio il cui splendore è simile a diaspro ed è  circondato dallo splendore simile a quello dell’arcobaleno. Luce e colore sono il simbolo più diffuso della raffigurazione di Dio nella Bibbia. Il colore della luce il BIANCO  è la massima espressione della luce ed è la sintesi di tutti i colori, questi compaiono nell’atmosfera quando la luce bianca viene scomposta da un mezzo, es. goccioline d’acqua. Il bianco è il colore del divino e nelle visioni l’ Altissimo è bianco splendente Incandescente.

 

GIOVANNI

 

Prima di iniziare l’Apocalisse, la narrazione simbolica dei tempi storici della salvezza e degli interventi salvifici di Dio, Giovanni dipinge nel cap. IV  una visione che costituisce lo sfondo della sua opera. Tale visione, oggetto della catechesi del primo millennio, diventerà il soggetto  più frequente  delle decorazioni delle absidi e del timpani  medievali.

Scrive Giovanni:  “Ebbi questa visione: una porta era aperta nel cielo…Fui rapito in estasi ed ecco un trono si elevava nel cielo e uno vi era seduto. Colui che stava seduto sul trono era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile a smeraldo avvolgeva il trono. Attorno al trono poi, c’erano 24 seggi e sui seggi stavano seduti 24 vegliardi  avvolti in candide vesti…Davanti al trono vi era un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e intorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni d’occhi davanti e dietro

Il primo vivente era simile ad un leone, il secondo vivente aveva l’aspetto di  un giovane toro, il terzo vivente aveva l’aspetto d’uomo, il quarto vivente era simile ad un’ aquila mentre vola. I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali e  non cessano di ripetere giorno e notte ‘Santo santo santo il Signore Dio, l’Onnipotente, colui che era, che è, che viene …”.

Sono i protagonisti della grandiosa liturgia celeste che loda il Re Creatore Signore del cosmo

L’affinità della  visione di Ap 4 con Ez. 1 risulta evidente, eppure ci dice qualcosa di diverso: qui i quattro esseri viventi non sono più i “tetramorfi” similari di Ezechiele,  ma sono

quattro creature alate differenti,  uomo, toro, leone, aquila.

Lutero tradurrà la parola greca “esseri viventi” con “animali”

 

IRENEO

 

Nel sec II  Ireneo nel testo “Contro gli eretici”, diede l’interpretazione dell’immagine dei quattro Viventi detta poi  TETRAMORFO, un’interpretazione che la Chiesa ha fatto sua.     

Egli riconosce la manifestazione universale di Dio agli uomini  attraverso i quattro Vangeli e  spiega che “Esistono i quattro Vangeli poiché sono quattro i punti del mondo abitato e quattro i venti principali e poiché la Chiesa è diffusa sopra la terra tutta, mentre la colonna della Chiesa  è il Vangelo e lo Spirito della vita, questa Chiesa deve di conseguenza poggiare su quattro colonne che le diano saldezza in ogni direzione e vivifichino gli uomini. Ne consegue che la Parola (Logos= Cristo) omnicomprensiva creatrice di vita che troneggia sui cherubini, ci donò un Vangelo in quattro parti  tenute insieme dallo Spirito. I cherubini hanno quattro volti e questi loro volti  sono l’immagine riflessa della direzione salvifica del Figlio di Dio…Non è ammissibile che ci siano più di quattro Vangeli o meno di quattro, perché sono quattro le regioni del mondo in cui viviamo e quattro i venti e i punti cardinali. Da ciò si deduce che il Cristo ‘artefice dell’universo’ Lui che è seduto sui cherubini - i Viventi delle visioni – e che mantiene tutto unito, ci ha dato il Vangelo in 4 forme: leone, toro, aquila, uomo; queste immagini pur esprimendo un solo spirito… sono le immagini delle attività del Figlio di Dio”.

Ireneo correla per la prima volta il numero quattro degli evangelisti al  ritmo del grande numero universale “quattro” in cui fin dai primordi, l’umanità riconosceva ordine e misura di  terra e cosmo.

Ireneo dice inoltre che i quattro Viventi  riflettono un  aspetto di Cristo:

la faccia umana la sua incarnazione

la faccia leonina la sua potenza vincente

la faccia taurina il  supremo sacrificio di Cristo

la faccia d’aquila l’effusione dello Spirito Santo dall’alto.

 

Concordò con questo parere anche Girolamo che ebbe larga diffusione con la Vulgata.

 

 

DAI VANGELI AI SIMBOLI

 

Ireneo espone successivamente il gemellaggio degli evangelisti con i Viventi; che evidentemente non può che essere simbolico e rivestire un certo interesse solo per quanto riguarda l’iconografia. Questo gemellaggio si è perpetuato con leggere attraverso le epoche sino a noi.

Si ritenne poi possibile far derivare dal primo capitolo dei Vangeli la motivazione dell’attribuzione:

L’ UOMO viene correlato a MATTEO perché Mt.1 riporta l’albero genealogico di  Gesù;

il LEONE a MARCO che stava nel deserto e le fiere servivano;

il TORO a LUCA perché Luca inizia col sacrificio del  sacerdote Zaccaria;

l’ AQUILA a GIOVANNI perché il prologo Giovanneo dimostra che egli vola più in alto degli altri.

Questa attribuzione esteriore dei simboli è rafforzata dall’interpretazione cristologica dei quattro esseri.  Per iniziativa di Gregorio Magno essi  diventano simboli dei quattro eventi

salvifici del Nuovo Testamento

L’uomo di Matteo dall’INCARNAZIONE di Cristo

Il toro di Luca del SACRIFICIO supremo di Cristo

Il leone di Marco della RISURREZIONE di Cristo

l’aquila di Giovanni dell’ASCENSIONE di Cristo.

 

Il cosmo evangelizzato emana Cristo “artigiano dell’universo” centro della nuova creazione seduto su un trono circondato dai 4 viventi orientati verso i 4 punti cardinali  a simboleggiare la diffusione dei quattro evangelisti nei quattro angoli del mondo.

I QUATTRO FIUMI

 

C’è poi un’altra immagine usata per simboleggiare i quattro evangelisti.

Un bel testo di Ippolito di Roma morto martire nel 335, opera la sintesi di quanto detto, introducendo la simbologia dei fiumi del paradiso, immagine  che frequentemente appare nell’arte. Come dall’Eden quattro fiumi  sgorgano a irrorare   la terra, così Cristo -   annunciato al mondo

dai quattro Vangeli - irrora la Chiesa.

 

 

LE RAFFIGURAZIONI

 

La prima rappresentazione  dei simboli degli evangelisti è quella che si trova sulle  due facce di un evangelario datato 420 e conservato nella Cattedrale di Milano.

Il cristianesimo primitivo non rappresentava la figura di Cristo Signore ma i suoi simboli: l’Agnello e la Croce.

Nel V secolo, a Ravenna, Roma, Napoli i mosaici illustrano il tema nelle cupole con una la decorazione stellare. A Ravenna nel Mausoleo di Galla Placidia la Croce è posta al centro di una incredibile decorazione stellare che ordinatamente ruota in cerchi concentrici scintillanti sullo sfondo blu intorno ad essa; simboleggia il cosmo ai cui angoli  sono collocati i quattro Evangelisti.

Nei secoli successivi – e si giungerà sino ai primi secoli del secondo millennio -  la figura di Cristo si sostituirà, accanto ai simboli  dei Viventi, quella della croce e dell’agnello

 

 

A Roma, nel IV –V secolo, in un ambiente culturalmente diverso da quello bizantino, troviamo la raffigurazione degli evangelisti intorno a Cristo nell’ampio discorso absidale di S.Pudenziana. Le raffigurazioni della chiesa protocristiana dal sec.V all’VIII, si rifanno alla visione dell’Apocalisse. Il loro centro è il Signore che ritorna sulle nubi, ma anche il simbolo di Cristo come la croce l’agnello il trono.

Soprattutto nei manoscritti dell’alto medioevo riportano queste interpretazioni.

          A volte i simboli sono collocati all’estremità della croce secondo la lettura dei Padri della Chiesa ancora viva nel Medioevo. La croce diventa segno salvifico in quanto procedendo da un punto centrale comprende il mondo intero, La stessa forma della croce è già annuncio perché con le quattro  braccia  racchiude in se le quattro  estremità di questo mondo.

 

Abside S.Pudenziana –Roma

 

Tetramorfo sec. VII Biblioteca di Poitier

 

BIBLIOGRAFIA:

 

SHAMPEAUX –STERCKX – I Simboli del Medioevo  pp 380-462– Jaca Book  - 1988 Milano

HEINRICH E MARGARETHE SCHMIDT – Il linguaggio delle Immagini – Iconografia cristiana  - 1988 Città Nuova



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