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I santi: può sembrare anacronistico oggi parlare di santi, ma se ci pensiamo bene è come far emergere una nostalgia che è n

SANTI  OGGI  E  IERI.    S.BRIGIDA A PIASCO.

Casella di testo: Estate, tempo di feste patronali, di Maria e di Santi; allegre e tradizionali feste di cappelle e piloni dipinti; feste per dimenticare…. i problemi di tutti i giorni e, magari  anche il senso cristiano della festa. 
Siamo in un’epoca in cui un cristianesimo più tradizionale che convinto, appiattito dall’indifferenza e dall’ignoranza del contenuto evangelico, si sta scontrando con la realtà di nuove culture e nuovi integralismi. La festa patronale oltre ad essere luogo di aggregazione popolare, assume quasi la connotazione di uno spazio per la riaffermazione delle proprie radici, ma raramente è il tempo per approfondire la conoscenza e cogliere l’esempio dei protagonisti venerati.
 Non è anacronistico oggi parlare di Santi, giacché, l’accorrere dei cristiani alla loro intercessione, esprime quella certa nostalgia di santità che è in fondo all’anima di tutti. I Santi, uomini e donne vissuti nella dimensione umana, sono diventati testimoni autentici della scelta cristiana del Vangelo delle Beatitudini. (Mt. 5, 3-12) Oggi chi vive questo diventa  una grande forza testimoniante; particolarmente attuale è l’ultima Beatitudine: “Beati i perseguitati a causa della giustizia …e per causa di Cristo…”. Nel nostro laicistico mondo, parlare di Dio, di Cristo e della trascendenza con forme un po’ più approfondite del banale tradizionalismo, dà terribilmente fastidio, c’è la persecuzione dell’emarginazione, del boicottaggio, della cancellazione sociale. Chi poi si impegna nella denuncia dell’ingiustizia verso i poveri o contro la prepotenza mafiosa, trova la minaccia, la distruzione, la morte. 
Figure di santi attuali come MONS. ROMERO, COME PINO PUGLISI, COME DON ANDREA SANTORO E MONS. PADOVESE, COME PAOLO BORSELLINO di cui si celebra il ventesimo anniversario dell’eccidio. Uomini contemporanei che hanno sacrificato la vita per la giustizia. Questi esempi, preceduti nei secoli da innumerevoli altri, suscitano, stupore, meraviglia e confusione, quando nella nostra povertà spirituale ci confrontiamo con loro, o quando qualche predicatore riesce a metterli nella giusta luce: uomini e donne deboli come noi, ma davvero credenti, ricchi e forti della loro fede in Cristo, innamorati di Dio e dell’umanità. 
        

         Incredibilmente sembra sorgere nel nostro tempo ‘scristianizzato’ il desiderio di sapere di più delle straordinarie figure dei santi di cui la nostra cultura, nel corso di 2000 anni è ricchissima; se ne leggono gli scritti, le biografie, si cercano nelle opere d’arte, nei piloni e nelle chiese dei nostri paesi

         Si scopre come tra i sec. IV-V, dalla trasformazione dei santuari pagani in luoghi di culto cristiani, sono sorti piloni e sacelli dedicati a Maria, di cui nel 431 era stata proclamata la divina maternità.  Con l’emergere del culto dei martiri nel II-III secolo, si sviluppò nelle catacombe l’uso della raffigurazione dei santi. Raccogliendo l’eredità dei primi tempi, il popolo ha guardato il santo come un “cristiano riuscito” per imitarlo nella fede, lo ha onorato con culti esterni e ne ha rappresentato l’immagine in chiese cappelle, piloni, per comunicare col Trascendente, per chiedere al santo intercessore, l’aiuto nel quotidiano  faticoso, cammino verso l’eternità.

      Nel nostro tempo post-moderno e post-cristiano, la santità coniugata con l’arte ha un fascino particolare, che induce alla ricerca di opere d'arte sparse, a volte dimenticate, nelle nostre campagne.  Piasco è un esempio ricchissimo di cappelle dipinte, quasi certamente legate alla presenza dei benedettini nel luogo.

 Piasco, Cappella di S.Brigida

Sulle fresche alture, di fronte ad uno spettacolare  panorama, si eleva a Piasco, la piccola antica cappella intitolata a S.Brigida d’Irlanda la cui devozione precede quella di S.Brigida di Svezia spesso confusa con questa. L’abside della cappella ospita un antico dipinto tripartito con al centro la figura della  Santa monaca irlandese,  accomunata a Piasco al culto a S.Orso che sull’altro colle era venerato nel priorato omonimo, dai monaci benedettini. La cappella di S.Brigida di Piasco, probabilmente costruita dagli stessi benedettini, risale secondo il Savio al 1200,  ma è  ipotizzabile una collocazione all’800, tempo della diffusione del culto per Sant'Orso e S.Brigida d’Irlanda.

  Piasco, S.Brigida. S. Barbara e S.Antonio Abate                                                                                                                                                                                                               Gli affreschi  presentano quattro  santi  delle origini del cristianesimo europeo, risalgono al 1330-1400, non si conosce l’autore, ma l’opera rivela uno stile francesizzante nella raffinatezza nei costumi, nel fare miniaturistico dei fondi che richiama quello di S.Brizio di Busca, chiesa delle morre dell’abbazia di Villar. 

       Nel dipinto di Piasco S.Brigida è al centro, veste abiti  da abbadessa con le mani aperte rivolte verso l’alto nell’atteggiamento contemplativo delle oranti paleocristiane. La figura è priva del capo, probabilmente a causa delle ben note guerre di religione cinquecentesche le cui prime vittime erano i dipinti dei santi.

       S.Brigida d’Irlanda, nata  intorno al 451, costituisce una sorta di anello di collegamento tra il mondo celtico e quello cristiano ed è  una delle più significative testimonianze della spiritualità che scaturì dalla conversione al cristianesimo delle popolazioni d'Irlanda, nel V-VI secolo. Convertitasi al cristianesimo ancora bambina, entrò ben presto  in convento; diventata abbadessa  fondò altri monasteri irlandesi. A Kildare, nel luogo in cui sorgeva il santuario della dea madre celtica, Santa Brigida fondò un  monastero di monaci e monache nel sito dell'attuale cattedrale. Fu prosecutrice dell’opera di evangelizzazione  intrapresa dal vescovo San Patrizio ed è con lui patrona dell’Irlanda. A  Kildare, Brigida  morì nel 525.  L’unico  testo biografico conosciuto è quello di Cogitosus un monaco di Kildare che scrisse Vita Brigidae attorno al 650. Furono attribuiti alla santa dei miracoli che, come quelli di Gesù, costituivano delle risposte ai bisogni dell’uomo. I suoi attributi iconografici, la mucca e la croce, i settori del suo patronato: il focolare, la casa, le  fontane e le guarigioni, i fabbri, provengono dal culto celtico tradotto in senso cristiano.

 S.Bernardo e S.Caterina da Siena

          A destra della Santa appare San Bernardo da Mentone  fondatore del Grande e Piccolo San  Bernardo  per l’ospitalità gratuita ai pellegrini.   L’iconografia più diffusa, lo presenta vittorioso sul  demonio che il santo tiene alla cavezza.  Nel dipinto il demonio accanto al santo è stato cancellato.  A sinistra una Santa con il libro in mano identificabile come la medioevale Santa Caterina da Siena, (poi rappresentata in modo mirabile nella cappella di S.Anna della pianura). A sinistra  di Brigida, appare  Santa Barbara  da Nicomedia del 273. Ha il simbolo della torre, dove il padre  l’aveva rinchiusa per darla in sposa all’imperatore Massimiano;  rifiutato il matrimonio, Barbara  fu duramente perseguitata dal padre da cui si salvò con la fuga. Ritrovata dopo molte vicende,  fu decapitata  dallo stesso padre poi colpito a sua volta  da un fulmine.

Accanto a S.Barbara,  Sant’ Antonio abate   nato in Egitto nel 250,  ritiratosi nel deserto  fondò la vita eremitica e fu sottoposto a incessanti prove e tentazioni demoniache.  Creò numerose opere in favore dei malati e pellegrini. Morì a 106 anni nel 356.

        Questa piccola ridente cappella,  fu certamente un luogo d’evangelizzazione e di edificazione per il popolo che in tempi difficili, imparava la vita evangelica contemplando nei dipinti i ”cristiani riusciti”, quelle figure che, oggi come ieri, “fanno la storia con le loro opere di carità, per costruire una società migliore”.

                                                                                                                      da Corriere di Saluzzo, luglio 2012

                                                                   

           

 

 



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