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CORRIERE DI SALUZZO febbraio 2003

Alle radici della cultura, dove iniziano il male e la violenza.

L’UMANITA’ FERITA E SALVATA

Il “peccato originale” a S.Salvatore di Macra

 

S..Salvatore Macra (CN) Eva e il serpente

 

Si dice ed è vero che il male e le aberrazioni del comportamento umano siano esistiti da sempre, oggi però appare una novità sconcertante: un clima culturale in cui il male non è più male. Sembra essere venuto meno un parametro di riferimento sulla liceità delle azioni umane, il bene e il male sono relativizzati al diritto inalienabile delle proprie scelte. E’ il primato dell’autonomia, della libertà individuale, del proprio interesse, del profitto  e dell’affermazione del “se” e, nella diffusa inquietudine, resta senza risposta  il vero senso dell’esistenza  umana.

In queste situazioni  emergono  interrogativi che ci rimandano  alle radici della cultura,  quando l’uomo creato per la vita, per  la contemplazione dell’ineffabile, per  la solidarietà con tutti i viventi,  introduce nel mondo il  male e la violenza.

 Nel libro della Genesi questa realtà è rappresentato da Abele ucciso dall’invidia di Caino; un racconto che è preceduto dalla scena della caduta dei Progenitori che, sedotti dal serpente,  diventano la rappresentazione simbolica della  libera scelta del “no” a Dio, con la conseguente  rottura  dell’innocenza originale, il dialogo col creato il Creatore; la condanna alla fatica e al dolore alla morte.

Il racconto del libro della Genesi è molto frequente nelle opere d’arte  non solo di quelle medioevali ma anche in artisti contemporanei. Nei primissimi secoli cristiani i soggetti  rappresentati  esprimevano la gioiosa speranza  nella vita che il Salvatore, crocifisso e risorto, era venuto a restituire per sempre all’uomo. Ma già nel sec.IV nelle catacombe, la rappresentazione degli eventi della storia della salvezza inizia dall’immagine del “peccato originale”. Nei secoli successivi appaiono i grandi racconti della creazione di Venezia e Modena (per citarne solo alcuni), della Sistina di Michelangelo e della Cappella Brancacci di Masaccio a Firenze, sino alla grande opera contemporanea di Chagall a Nizza

In Provincia di Cuneo il diffondersi dell’arte tardomedioevale sul sito di precedenti dipinti, ci ha lasciato pochi, ma significativi esempi. Primo fra tutti la Cappella di S. Salvatore ad Alma Macra,  il ciclo romanico pur  rovinato dalla successiva apertura di finestre, è ancora leggibile nella sua stupenda originalità.    

 Realizzato con la costruzione della cappella ad opera della prevostura di Oulx  verso il 1220 - 1248, rappresenta sulla parete  sinistra Eva che, fortemente caratterizzata, accetta dal serpente il frutto dall’albero della conoscenza del bene e del male. Nello scomparto mediano appare una scena di battaglia. Sulla parete opposta si vede, purtroppo frammentata, la danza di Salomè davanti a Erode, convitati e musici. Al di sotto la scena, molto rovinata, in cui Abele e Caino offrono i loro doni. Si nota come gli episodi non sono conseguenti secondo il criterio del racconto, ma sono collocati secondo un criterio sapienziale, una finalità didattica con l’utilizzo dell’allegoria.  Dice Mario Perotti “Tutta la Bibbia è sintetizzata in questi episodi  certo per rimandare il catecumeno e il popolo di Dio alla visione gloriosa del Cristo trionfatore della morte, effigiato splendido nella mandorla  absidale accanto agli evangelisti e a gli apostoli.” (M.Perotti - Pittura dei secoli Barbari- in Cuneo Provincia Granda).

            Il tema trattato è quello della lotta tra il  Bene e il Male che accompagna l’umanità ferita  e la storia della salvezza sino all’Annuncio dell’Incarnazione del Salvatore e alla  sua glorificazione.  La scena della battaglia, posta  sotto la “caduta di Eva “, secondo la Psicomachia di Prudenzio (IV secolo) simboleggia la lotta tra la superbia e l’umiltà,  e si collega immediatamente  alla scena sovrastante: “Puoi mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne devi mangiare perché  moriresti” (Gn2,14-17). Dio fa appello alla libertà dell’uomo che non possiede in proprio la capacità di conoscere e che vi partecipa alla luce della ragione naturale e della rivelazione. Ma il tentatore appellandosi all’ambizione dell’autonomia, insinua: “Non morirete affatto! Anzi  quando voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio conoscendo il bene e il male”. Diventerete dunque sapienti, capaci di decidere  il bene e il male. La tentazione è quella che sempre cova nell’anima umana: fare liberamente esperienza e poi decidere ciò che per me è bene o male a prescindere da Dio: così si diventa  “dio”.  Eva sempre nel discorso simbolico della Genesi, si lascia sedurre  e a sua volta seduce. Seduzione al femminile, per questo nei dipinti lo stesso volto del serpente ha il volto di Eva, mentre qui  si trova nell’allegorica scena di Salomè che con la sua seduzione provoca la morte del Battista.

            Con la caduta la sapienza illusoria acquisita invece di rendere l’uomo come Dio   mette la prima coppia in braccio alla fatica al dolore alla morte.  I progenitori  “si accorsero di essere nudi” cioè si accorsero della loro povertà, la debolezza e la concupiscenza entrarono in loro.

L’uomo, da solo,  sarà sempre posto di fronte ai  limiti cui non può sottrarsi e che non trovano risposta neppure nelle contemporanee teorie della New Age che prospettano la salvezza illusoria  nel confondersi con l’energia cosmica.

 “Dio ha piantato sulla terra l’albero della vita,  ha fatto l’uomo per la vita e l’uomo vi accede con la capacità discernere il  bene, riconoscendo come regola Dio stesso, il quale darà in dono quella sapienza che sfocia  nella pienezza di una vita armoniosa”. (M. Priottolez.ISSR)

 Il racconto della Genesi trova l’epilogo nella Redenzione  operata da Cristo rappresentato  in un’altra  opera stupenda: l’immagine paleocristiana nel mosaico del  catino absidale in S.Clemente a Roma.

Sul fondo d’oro splendente, un albero  come vite, si espande  nell’universo luminoso in ampi racemi dove dodici colombe  - i credenti – salgono al cielo. L’albero della vita dà origine, al centro, all’albero della  croce sulla quale si offre il Crocifisso, circondato dalle colombe degli apostoli. Ai piedi dell’albero un cervo si lancia su un enorme rettile: Cristo vincitore di Satana attraverso la croce. L’uomo ferito dal peccato non è stato abbandonato; sul suo cammino incontra la salvezza di Cristo nella cui croce si sintetizzano l’albero della vita e quello della conoscenza del bene e del male, l’albero che apparirà nel cielo alla fine dei tempi “Allora vedrete il segno del figlio dell’uomo…venire con grande potenza e gloria” Mt 24,30.

 La raffigurazione del GIUDIZIO UNIVERSALE spesso viene collegata all’immagine delle origini. “ L’uomo ha una legge scritta da Dio nel suo cuore secondo questa sarà giudicato”  dice Paolo ai Romani  (2,14-16)

 All’inizio del dramma, nel  Giudizio Universale del Canavesio alla Madonna del Fontano di Briga del 1492,

appare in primo piano l’albero della vita col grosso serpente, accanto  la figura di Salomone, il saggio di Israele e S.Antonio, eremita asceta del deserto. Questa immagine - al di là di una interpretazione  particolare data dal cartiglio col rimando a Qoelet 1.3 -  posta in primo piano sul  grande Giudizio,  sembra introdurre ed evidenziare la  tragedia che si dispiega sullo sfondo, dove Cristo ormai “Signore” si presenta  “col segno della croce” le  stigmate. In quell’ambito, accanto  alla  gioia gloriosa dei salvati, si consuma il destino tragico di chi non avendo accolto  la   salvezza di Cristo  ne rifiuta altresì l’accoglienza  eterna.             L’itinerario umano  dalla prima caduta si snoda sino Giudizio sino al compimento: la gioia della risurrezione per la vita eterna o la disperazione della “morte secunda” conseguenza della  libera scelta del male.

  “Ecco io pongo davanti a te la vita e il bene, la morte e il male…scegli dunque la vita  perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore tuo Dio” Dt 30,15,20

 

CORRIERE DI SALUZZO  febbraio 2003

 

BIBLIOGRAFIA

Opere citate

JAN VAN LAARHOVEN –Storia dell’arte Cristiana – 1999  B.Mondatori – p 149

I Simboli del Medioevo – 1988 Jaca BooK

AVE APPIANO – Le forme dell’immateriale – 1996 SEI

P.BENOIT AVENA – Notre Dames de Fontaines – 1989 – Martini Borgo S.Salmazzo



Per informazioni e approfondimenti contattaci: mirellalovisolo@gmail.com

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