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PACE IN TERRA - Corriere dicembre 2001

IL PRESEPE

PACE IN TERRA

 

 

Pace in terra agli uomini amati dal Signore! . L'annuncio evangelico appare oggi l'unico canto di speranza, il più urgente, per un mondo che ha iniziato il terzo millennio oscillando tra le guerre distruttive e le stragi del terrorismo internazionale.

C'è davvero bisogno di una Buona Notizia, pace, carità e tolleranza, libertà e perdono: è l'annuncio del Vangelo di Cristo, l'unico messaggio capace di rispondere alle attese dell'uomo di oggi.

In questo inquieto Natale 2002 forse cercando ancora di sentirci più buoni contempliamo Gesù nel Presepe mentre risuona la preghiera del Papa (14 dicembre2001) ci ottenga per il mondo intero la pace

 

CONTEMPLEREMO IL PRESEPE. MA CI SARÀ IL PRESEPE?

Questa espressione popolare di fede e di identità cristiana che creava lo stupore dei bambini la serenità degli adulti, oggi viene messa in discussione per una malintesa tolleranza verso esponenti di altre religioni: nelle scuole e persino in alcune case di riposo è vietata la realizzazione del Presepe, sostituita con ripetute immagini di quella strana invenzione che è Babbo Natale.

Il presepe, è una tradizione consolidata da 2000 anni di cristianesimo, in tutte le sue espressioni culturali e artistiche. Raffigura la realtà e il significato della festa di Natale, l'evento della nascita storica di Cristo, documentata oltre che dai Vangeli anche da storici romani e giudaici, l'evento che rappresenta per i cristiani la rivelazione di Dio agli uomini.

Un'esistenza indiscutibile quella di Cristo, iniziata 6 o 7 anni prima dell'anno zero, in un giorno non precisato, simbolicamente fissato al 25 dicembre per sostituire con la natività di colui che è luce del mondo la pagana festa del sole nascente.

 

STORIA DEL PRESEPE

I racconti evangelici della Incarnazione e della nascita di Gesù, sono raffigurati, sin dalle origini cristiane nelle catacombe. Alla fine del II secolo nell'arcosolio della catacomba di Priscilla appare l'immagine del Bambino in braccio a Maria accanto al Profeta (forse Michea) che indica la stella. Dal IV secolo, sono molto numerose, nei bassorilievi dei sarcofagi paleocristiani, le raffigurazioni

 

 

della Natività e del Presepe con tenerissime immagini: la capanna con l'asino e il bue e il profeta che indica la stella. Li troviamo numerosi nei reperti del sec.IV al Museo Pio Cristiano del Vaticano a Roma e nel bellissimo sarcofago della Natività del Museo di Arles in Francia. Lungo i secoli le raffigurazioni artistiche del Natale seguono criteri diversi, esaltando di volta in volta aspetti più complessi con rimandi ai racconti degli Apocrifi. (Vangeli non canonici ma importanti perché rivelano una fede popolare)

Il ciclo di San Peyre di Stroppo(CN), realizzato fra il Tre e il Quattrocento, manifesta l'intento di Matteo e Luca che scrivono i Vangeli dell'Infanzia alla luce della

 

 

morte e risurrezione con cui il Figlio di Dio avrebbe dato compimento alla sua Incarnazione. Nell'absidiola destra della chiesa, l'ignoto pittore crea un complesso di altissimo livello artistico e poetico in cui appare, tenerissimo, il Bambino Gesù fasciato come una mummia e deposto in una mangiatoia più comprensibile come sarcofago che come culla. La scena della Natività di Stroppo rivela un indiscutibile significato simbolico: il Bambino appena nato è già avvolto nelle bende della morte, mentre Maria, raffigurata secondo l'iconografia apocrifa nel letto di puerpera, assiste, ma non guarda il bambino, sembra tenere il capo reclino nella contemplazione, assorta nel destino di questo di questo figlio di Dio di cui lei è madre. Giuseppe quasi estraniato dall'intimità della scena, resta in disparte, meditabondo sul senso di questo avvenimento.

La scena, rappresentata nella solitaria chiesetta alpina, traspira del grande silenzio della Notte Santa, il silenzio della madre assorta nel misterioso disegno Divino. Solo gli animali, l'asino e il bue, figure simboliche dei popoli evangelizzati, sono attivi a riscaldare il bambino dai piedi nudi, mentre sulla parete destra della cappellina gli angeli cantano la pace ai pastori, e i Magi giungono dall'Oriente

 

Il tema della Natività trovò ampia diffusione nella tradizione pittorica ma solo con la raffigurazione tridimensionale, assunse le connotazioni popolari del presepio.

Ma che cos'è il presepio? un termine che letteralmente significa recinto chiuso da siepi o stabbio per animali, assunto iconograficamente ad indicare la scena di Gesù riscaldato dai due animali. Lo attesta un bassorilievo dell'abbazia di Nonantola (Mo) risalente al XII secolo dove appare la scritta presaepium e due animali che sembrano sorridere al bimbo in fasce. Una tipologia che si sviluppò successivamente con l'aggiunta di altri personaggi e nuovi atteggiamenti.

 

 

Il presepio tridimensionale comparve nel 1200 e venne a sostituire i misteri , sacre rappresentazioni natalizie officium pastorum ,spettacoli che erano venuti degenerando e che Innocenzo II aveva proibito.

Si dice che l'inventore del presepe sia stato S.Francesco che, nella notte di Natale del 1223, aveva ottenuto dal Papa il permesso di presentare al vivo l'avvenimento, mediante la celebrazione della Messa di Natale in una grotta di Greccio. Francesco col suo consueto entusiasmo, aveva creato l'apparato scenico con la paglia, l'asino il bue e la mangiatoia del bambino(un altare portatile su cui si Greccio- luogo dove S.Francesco celebrò la prima rappresentazione della Natività

sarebbe celebrata l'Eucarestia); i pastori sarebbero venuti dal popolo di Greccio accorso numeroso attratto dalla luce folgorante che sembrava emanare da quel luogo vivificato dai canti dei frati. In questa veglia memorabile, dove Francesco radioso ed estasiato fungeva da diacono e lettore, uno degli astanti narrò di aver visto il santo, sollevare rapito, tra le sue braccia, il Bambino Gesù apparso nella mangiatoia-altare.

Quella celebrata da Francesco fu un'azione liturgica molto coinvolgente, mistica e anche spettacolare ma non un vero presepio.

 

 

Si deve ad Arnolfo di Cambio, scultore di Colle Val d'Elsa, la creazione, nel 1289, del primo presepe tridimensionale per S.Maria Maggiore a Roma, con le statue dei personaggi: Maria col Bimbo Gesù, Giuseppe, i tre Magi, l'asino e il bue. Davanti a questo presepe sino al Natale del 1870 molti Papi celebrarono la Messa di mezzanotte di Natale. Così S.Gaetano Thiene che qui, nel 1517 durante la Messa, ebbe la visione della Vergine che gli porgeva il Bambino Gesù e sentì l'ispirazione di divulgare l'uso del Presepe tra il popolo cristiano.

Si crede comunemente che l'uso della rappresentazione si sia diffusa prima nella Napoli del 1700 tra le case dei nobili abbienti e alla corte di Carlo III di Borbone con i criteri della meraviglia barocca. Le statue venivano commissionate ad artisti di grido quali Bottigliero e Sanmartino Celebrano e altri. Nel tipico presepio napoletano convivono affollati, il divino e l'umano, il mistero dell'Incarnazione del Verbo e la più prosaica vita ordinaria, ricchi e poveri in buona armonia in un sublime messaggio teologico: nulla e nessuno è escluso dalla redenzione e ogni situazione umana si intreccia col mistero del Dio fatto uomo.

Cresciuto il numero dei figurinai l'uso dei presepi si diffuse ovunque passando dalla Campania alla Sicilia alla Liguria e poi alle altre regioni d'Italia e alle terre del Mediterraneo. L'italia fu il paese di più vasta e radicata tradizione presepiale, segue la Spagna e la Francia. Più antica di quello napoletana è la tradizione del presepio provenzale con statuette dette santons di creta colorata abbigliate con costumi tradizionali, che conosce cantori quali Nicolas Saboly.

Trasmesso specialmente dai francescani, l'uso del presepe si diffonde poi in Austria e nei paesi nordici d'Europa e infine, attraverso l'opera dei Missionari nel sud del mondo, giungendo a tutte le culture.

 

IL PRESEPE HA VISTO CONDANNE E DIVIETI: l'azione della Riforma nel 1500 fece sparire l'usanza nel mondo protestante, invece i divieti dell'Illuminismo prima, del Marxismo poi, non riuscirono ad eliminare la tradizione del presepio domestico. Una tradizione che continuerà anche nel terzo millennio di fronte alla realtà delle nuove culture, forse arricchito di nuovo interesse, ad illuminare di festa le case cristiane.

 

CORRIERE DI SALUZZO dicembre 2002

 



Per informazioni e approfondimenti contattaci: mirellalovisolo@gmail.com

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