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CORRIERE DI SALUZZO ARTE E FEDE MARZO 2003-03-06

ANNUNCIAZIONE

Il silenzio in cui risuona la Parola

Iconografia frequente nelle nostre valli

Busca- S Stefano Annunciazione

 

 

Nel complesso pittorico che decora il presbiterio della chiesa SS. Trinità di Busca (CN), emerge sullo sfondo absidale, la raffigurazione della SS Trinità che glorifica Maria, dipinta da Giuseppe Dalamano nel 1735 c. L’opera si colloca scenograficamente tra le pareti laterali dove compaiono, due per lato, quattro dipinti d’epoca secentesca con la raffigurazione del dramma dei Progenitori: la disobbedienza, il dialogo con Dio e la cacciata; Eva con i figli Caino e Abele e la scena dell’uccisione Abele.

 

 

          Le quattro scene esprimono chiaramente la precarietà e la tristezza della condizione umana dopo la disobbedienza, ma il discorso pittorico si apre, nell’esuberante  iconografia barocca, alla gloria della Madre del Salvatore la “donna” che la tradizione cristiana vede in Genesi 3,15 nel cui figlio si compie la vittoria sul serpente: “Porrò inimicizia – dice alserpente' - fra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”. (Gn.3,15) Si tratta del “protovangelo”, il primo annuncio del Messia. Il dramma dell’umanità ferita, si colloca  dunque sul barlume luminoso della promessa, ed inizia la “storia della salvezza” quell’ attesa del Salvatore che si realizzerà nella “pienezza dei tempi”. “Quando venne la pienezza del tempo Dio Mandò suo Figlio, nato da donna nato sotto la legge per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal. 4-4,5)

 

 

Con l’Annuncio a Maria descritto nel cap.1 di Luca, si compie la promessa:  Dio entra nella storia:Ti Saluto Maria piena di grazia….concepirai e darai alla luce un figlio e lo chiamerai Gesù ”. (Lc, 1,28).

 Nella casa-grotta “dell’Annunciazione” di Nazareth, diventata nel sec.II una delle primissime chiese cristiane, gli archeologi francescani B. Bagatti e E.Testa, nel corso degli scavi condotti durante la costruzione della sovrastante basilica nel 1969, portarono alla luce, incisa sulla pietra per la  la prima  volta, quel saluto dell’angelo  che sulla bocca dei credenti avrebbe attraversato i secoli : KAIRE MARIA,“Ave Maria” (G. RAVASI –I Vangeli di Natale- Fam.Cristiana  p45)

 

 

    L’Annunciazione diventerà, uno dei modelli iconografici più luminosi e diffusi dell’arte cristiana. La troviamo già alla fine del sec. II nella catacomba di Priscilla e nel sec. V nell’arco trionfale di S.Maria Maggiore a Roma dove compare l’iconografia della colomba.

 In uso nel mondo orientale come simbolo dell’amore la colomba,   considerata sconveniente per l’Annunciazione, non venne più usata nei secoli successivi.

Ricomparve all’inizio del II millennio quale simbolo dello Spirito Santo soffio d’amore del Padre.

 

 Nel Medioevo, la scena dell’Annunciazione era presentata nell’ambito dei telai teatrali in uso per le messinscene liturgiche nelle chiese: le “mansioni”.

         Nel400 viene pensata in  uno spazio prospettico che respira dell’intimità divina. La scena - nel contesto   della cultura teologica che contrapponeva Eva eMaria, paradiso perduto e riscatto - introduce la cacciata dei Progenitori, esprimendo nell’annuncio della venuta di Cristo la risoluzione della colpa originale.

 

Roma-S.Maria Maggiore –Arco trionfale –Annunciazione sec. V

 

           Nell’Annunciazione dell’Angelico a Cortona (1434, Museo Diocesano) (l’immagine rappresenta quella di Madrid) la luminosa loggia prospettica separa e collega i due eventi temporalmente lontani. Al di là del giardino impreziosito di fiori, Adamo ed Eva cacciati, sono contrapposti alla scena in primo piano dove Maria dice il suo ‘si’. I personaggi costituiscono la tensione tra il polo del male in lontananza (la scena della cacciata)  e il polo del bene  in primo piano (la scena dell’Annuncio).  L’angelo nunziante accompagna con i gesti le parole in oro,  della scritta in alto che si piega in direzione della colomba, mentre quella in basso è diretta al corpo di Maria. La risposta della Vergine “Ecce ancilla Domini  in mezzo è capovolta, nel significato adottato da Van Eyck 10 anni prima: le parole dell’angelo vengono dal cielo e sono rivolte alla terra, le parole della Vergine sono rivolte a Dio che dall’alto le legge.

             La colomba che si dirige verso l’orecchio di Maria è un motivo iconografico che fa riferimento S.Efrem che, nel sec. IV, contrappone all’ascolto di Eva al serpente quello obbediente di Maria. (A. APPIANO – Le forme dell’immateriale -SEI pp. 5-55)

        Maria è, infatti, la donna che vive totalmente nella fede in ascolto umile di Dio, ella interroga per comprendere il cammino oscuro in cui in obbedienza intende vivere ed accoglie l’annuncio in disponibilità totale. Maria diviene l’arca vivente, la dimora di Dio, la figlia di Sion rappresentante del popolo eletto, la Sposa della Nuova Alleanza. “Eccomi, sono la serva del Signore avvenga di me quello che hai detto”

 

 

         L’iconografia dell’Annunciazione è frequente nelle cappelle delle nostre valli, si trova con connotazioni diverse in apertura al discorso pittorico: in S. Stefano a Busca (CN) la piccola colomba col nimbo crociato si avvicina al volto bellissimo assorto in contemplazione di Maria. In Valle Varaita, le due scene cinquecentesche - ex Cappella di S.Rocco di Piasco (1534) e nella Parrocchiale di Isasca (1545) –

 sono caratterizzate dall’evidenza delle scritte nei cartigli fluenti, molto decorativi. In particolare quello di Piasco, dove la Vergine siede in una notevole struttura architettonica che richiama l’ambiente domestico in cui la tradizione neotestamentaria vuole      

sia avvenuto l’annuncio.  In alto appare l’Eterno Padre configurato con accezioni diverse di grande interesse: solo,

o nell’iconografia trinitaria, mentre invia la colomba che diffonde a sua volta i raggi, o il soffio divino all’orecchio di Maria.

         Talvolta appare la visualizzazione del Bambino che scende sul raggio di divino con la croce sulle spalle, come a Ostana (S.Bernardo), Scarnafigi (SS Trinità) e Manta (S.Maria del Monastero)  oppure come  nella tenerissima  Annunciazione di San Peyre di Stroppo, dove il Bambino scende, ma senza la croce, con le braccia tese verso la Madre.  Campeggia la scena il giglio, fiore della  divinità che rappresenta la realtà del Verbo fatto carne; in alto, nel nimbo appare il Padre (col volto di Cristo) che invia il Bambino. Questo tema iconografico, che vuole esprimere le due nature divina e umana di Gesù, era molto in uso ma venne a cessare con il Concilio di Trento che considerava eretica una rappresentazione prenatale del Figlio di Dio. 

           L’evento fondante del cristianesimo, ebbe un culto molto diffuso. Numerose le confraternite intitolate all’Annunciazione, le “confraternite del Gonfalone” i cui colori - il bianco l’azzurro il rosa - stanno a indicare la concezione verginale del Figlio di Dio. 

Nei secoli successivi le opere rivelano il mutamento stilistico verso il barocco. A Busca (CN) l’icona dell’Annunciazione nell’altar maggiore della “Bianca” - antica Confraternita della SS. Annunziata – opera di Gio. Angelo Dolce da Savigliano del 1585, rivela questo passaggio. Il dipinto è organizzato in una composizione spaziale triangolare, dove l’effetto luministico delicatamente sfumato richiama i valori più alti dell’arte manierista anticipatrice della spazialità e del cromatismo barocco. Nel vertice superiore dell’ideale triangolo, la figura dell’Eterno Padre grandeggia nello spazio aereo, e la colomba appena percepibile scende su Maria che, accoglie l’annuncio con le mani incrociate nell’assenso. Scomparsa la struttura architettonica rinascimentale, l’unico richiamo ambientale resta - centro significativo della composizione - l’inginocchiatoio, su   cui è collocato il Libro, la Parola.

 In Maria -“il silenzio in cui risuona la Parola dell’eterno” (B.Forte) - si compie e si realizza il progetto d’amore di Dio: “Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi”;  la misericordia  di Dio si è incarnata nella  disponibilità incondizionata della Madre a condividere il destino di dolore del  figlio Messia Redentore.

 

CORRIERE DI SALUZZO MARZO 2003



BIBLIOGRAFIA
A.APPIANO- Forme dell'immateriale 1996 pp5-55
G.RAVASI - Vangeli di Natale 1992 Milano
B:FORTE in "La Madonna" n.1 2000 pp.28-34

 



Per informazioni e approfondimenti contattaci: mirellalovisolo@gmail.com

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