ritorna alla homepage
LA CROCE O IL PALO ARTE E FEDE (febbraio 2002)

LA CROCE O IL PALO?

Il supplizio della crocifissione dai popoli semiti a oggi

Le testimonianze archeologiche e artistiche

 

Nella catacomba  di Domitilla a Roma,  una lastra funeraria del III secolo mostra l’immagine graffita di un’ancora la cui forma, appena accennata, si definisce meglio nella configurazione della croce. L’ancora cruciforme, che si è  diffusa tra II e III secolo, è un simbolo che  non ha riscontro  in altre civiltà  ed è perciò da considerarsi un’invenzione del cristianesimo. Il Wilpert afferma che ne esistono almeno 200 esemplari nelle regioni cimiteriali. Paolo agli   Eb. 6,18-19 parla dell’àncora  sicura e salda della speranza in Cristo.  Giustino verso il 150 dirà:  “La nostra speranza è appesa a Cristo crocifisso”.

 

Cat. Domitilla -ancora

 

             Il supplizio  della crocifissione che era praticato in Persia e tra i popoli semiti prima di Cristo,  venne assunto dai Romani  come terrificante  pena capitale per gli schiavi ribelli  e usato sino al sec. IV quando Teodosio il Grande  lo soppresse.     

Purtroppo non scomparve del tutto  se in molte parti del mondo molti cristiani ebbero ancora a subirla e, a detta dei missionari, resta oggi ancora  in taluni paesi, come il    Sudan.

 

ancora e pesci

 

La Croce, simbolo della redenzione di Cristo, è il “segno” che rappresenta per il cristiano  la sua fede; ma la croce è anche “segno di contraddizione” per  molti  che, come abbiamo già visto, vorrebbero  toglierla  dalle  scuole e dagli ospedali.

Vi sono poi altri  che,  passando di casa in casa,  vanno diffondendo - tra  altre inesattezze - la strana affermazione  che  Cristo non sia morto  su una struttura  cruciforme, ma su un semplice palo.  La teoria,  che vorrebbe incrinare la fiducia nella lettura cristiana dei Vangeli e nella Chiesa, risale solo al 1928 ed è in  contrasto con tutte le più antiche testimonianze letterarie e archeologiche che invece parlano di “croce“.

Proviene da ambiti i religiosi che non sono  cristiani (anche se pretendono di essere tali)  che definiscono  “idolatria satanica”   la fede  e la venerazione della Croce, giustificando la loro affermazione con il richiamo alle prescrizioni  del  Deuteronomio (21,22-23). In questo passo si parla dell’uso di appendere ad un albero il cadavere di un condannato,  come monito  per tutti. All’albero o al palo però, nell’Antico Testamento,  non venne  mai appeso un uomo vivo, perché la cosa era giudicata  abominio dagli ebrei; e’ questa una ragione per cui Pilato  non avrebbe mai appeso al palo quell’ebreo

I romani invece  usavano lo strumento della croce (immissa o capitata : † o  quella commissa :T). di cui  già parlano  Plauto,  antico scrittore romano nella “Mostellaria” v.56, Plutarco in “An vitiositas ad infelicitatem  sufficiciat  499 D)  Luciano di Samosata ne “Il giudizio delle vocali cap.12) e altri ancora.  La condanna di Gesù venne eseguita dalle guardie del governatore che applicarono  la procedura romana, come Gesù aveva profetizzato: “Il Figlio dell’Uomo sarà consegnato ai pagani  perché sia schernito flagellato, crocifisso” (Mt.20,18-19).

 Netta era  la distinzione tra  i due tipi di condanne a morte in uso, tra le altre, a Roma: al  palo con flagellazione e  decapitazione,  alla croce,  dove le braccia aperte erano inchiodate ad una trave  orizzontale  poi issata  su quella verticale.  Anche gli autori classici che parlano ampiamente dei  supplizi romani distinguono  tra condanna al “palo”  (ad palum  alligare= legare al palo) e condanna alla “crocifissione” ( “tollere= innalzare).

E’ esattamente il verbo “innalzare” che usa Gesù profetizzando la sua passione: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’Uomo saprete che Io Sono”(Gv.8,28). “Innalzare” è sinonimo di crocifiggere.

            Come è possibile dunque sostenere la tesi del palo?

Il principale motivo di contestazione della croce è il termine greco “stauros” con cui essa veniva designata. Stauros  indica una molteplicità di oggetti di legno,  tra questi anche la croce nel Nuovo testamento (crf.  Vocabolario greco-italiano L. Rocci e  il Dizionario illustrato greco-italiano di Liddell H.G-Scott R. Le Monnier 1975, p.1183).

La  parola  dunque che  ha diverse accezioni  nella lingua greca,  nel Nuovo Testamento  ha l’accezione di ”croce”.  Altro termine  usato è “xýlon  che significa “legno” termine  col quale nel Nuovo Testamento (At.5,30 e 10,39) si  intende  la Croce ( Liddell  H.G.Scott op.cit. pag. 875) . La parola “xýlon ” legno, era genericamente usata in riferimento al materiale di cui era  fatto il  trave trasversale detto “patibulum” portato dal condannato per esservi inchiodato e poi issato (“innalzato”)  sul palo verticale già preparato sul luogo del supplizio.  Gesù uscì portando la croce” dice Giovanni (19,17). Come avrebbe potuto un uomo massacrato dalla flagellazione portare  fin sul Calvario un palo dal peso di un quintale e più? Le stesse  traduzioni in latino del nuovo Testamento  risalenti  al 180,   traducono sempre la parola “stauros” con crux  (croce) ”, mai  con  palus” (palo). Numerosissime sono le testimonianze.

Innanzi tutto le profezie di Gesù( Mt. 20,18-19 – Gv.8,28) “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’Uomo” (Gv. 3,14). Paolo  parla simbolicamente della croce a 4 braccia, non di un palo quando dice “ …siate in grado di comprendere quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza”(Ef.3,17). Numerosi sono i documenti letterari del secondo secolo. L’Epistola di Barnaba, redatta tra il 96 e il 130, parla della forma  T (tau) della croce, nel 135 Giustino descrive con precisione la croce del Golgota: la ricorda come una trave piantata in terra e intersecata da un’altra all’altezza delle spalle, il patibulum”.  Nel sec. III Ippolito paragona la croce all’albero della nave intersecato dalla trasversale della vela, una immagine che diventerà  un simbolo frequentemente usato per indicare la Croce di Cristo nell’arte catacombale.

Tertulliano nel 197 parla del trofeo  di Cristo (il trofeo simbolo di vittoria era composto da due aste incrociate) e dice che  i cristiani, i quali  pregano a braccia aperte,   compiono lo stesso gesto di Gesù sul patibolo.

 

Nave-croce – Catacomba sulla Via Onapo

 

L’immagine dell’Orante  che esprime  la Crocifissione, è tra i simboli più frequenti nelle arti catacombali.

Chi contesta la croce afferma che essa sarebbe un “inquinamento pagano apparso solo nel III o IV secolo”, ma lo stesso Eusebio, che ben conosceva la differenza tra “palo” e “croce”, si sarebbe certamente premurato di spiegare il carattere insolito di una croce rappresentata da un solo palo verticale!

Stupende sono le testimonianze archeologiche ed artistiche. Il “segno della Croce” di cui parla Tertulliano  si trova nelle epigrafi tombali come ad es. in quella di Victoria  in quella di Rufina Irene del III sec. in S.Callisto e nella  Stele di Licina Amias. Museo Nazionale Roma.  La croce veniva poi come  abbiamo detto dissimulata nella ancora e T inserita nei nomi delle epigrafi: DIONTUSIOU  (Dionisio)

 I  cristiani prima di Costantino, per evitare profanazioni,  non rappresentavano in modo esplicito Gesù sulla croce, il  supplizio degli schiavi con la quale “Cristo umiliò se stesso facendosi obbediente sino alla morte e alla morte di croce” (Fil.2,8).  Sul Palatino infatti è stato scoperto un graffito della fine del II secolo: un uomo adora un  crocifisso con la testa d’asino, sotto un’iscrizione  dice : Alessandro adora il suo Dio.

 

 

Un  importante documento  viene ancora a provare la venerazione dei cristiani per la Croce nell’intimo della vita domestica.  Nel 1937 è stata scoperta ad Ercolano  l’impronta di una croce inclusa in un pannello di stucco. Una forma che richiama la lettera T, con una sporgenza che,  nel tratto verticale al di sopra di quello orizzontale,  rende visibile l’immagine che l’ha ispirata. Non è posteriore al 79 anno dell’eruzione del Vesuvio, ma può risalire anche alla predicazione di Paolo (”predichiamo Cristo e questi crocifisso”) che al suo arrivo nel  61, si è fermato  Pozzuoli vicino a Pompei. Qui  è stato scoperto e decifrato un altro reperto, il “quadrato magico”;  gli studiosi Grosser e Agrell scoprirono nelle  cinque parole di cui è costituita il quadrato,  un’altra disposizione che indicava nascostamente la Croce e la preghiera del Pater.

Le prime espressioni figurative della Crocifissione sono del IV secolo e vengono a confermare la fede  precedentemente espressa nei simboli: il rilievo che si trova sulla porta di S.Sabina  a Roma, dove appare chiaramente  il Cristo e gli altri due crocifissi, appesi con le braccia  allargate e la scatola in avorio del Britisch Museum di  Londra. In entrambe  il Cristo veste il piccolissimo perizoma.

 

Porta di S.Sabina Roma- Crocifissione sec.IV

 

Nelle raffigurazioni catacombali, è il nimbo crociato (aureola con la croce) che rende riconoscibile la figura di Cristo.

Dal IV secolo in poi l’elemento figurativo che presenta il sacrificio di Cristo    è sempre quello del Crocifisso. Così nel Codice di Rabbula del 586 (Firenze, Laurenziana) e nella croce di S.Maria Antigua Roma (sec.VII) dove il Cristo in croce veste il colobium all’ orientale.

Nell’arte dei secoli successivi  la raffigurazione della Croce è una costante che non lascia spazio alle questioni teoriche.

 All’accusa di inganno fatta alla Chiesa, risponde la profezia di Gesù: ”Grideranno anche le pietre”

 

CORRIERE DI SALUZZO FEBBRAIO 2002

 

Bibliografia: Carlo Aimar: La croce di Cristo - promanuscripto

                    V.Messori: Patì sotto Ponzio Pilato? – Ed.Sei

                    T.Testini – Le catacombe e gli antichi cimiteri cristiani a Roma,

                    Cappelli  Archeologia cristiana, Roma

                    H.Leclerq – Dictionnaire d’archeologie chrétienne, Paris 1914

                    Jan ven Laarhoven – Storia dell’arte cristiana – B.Mondadori  1999

                    M. Guarducci  - Misteri dell’alfabeto.Enigmistica degli antichi  Cristiani

                    Rusconi 1993

                    R.Farioli – Elementi di iconografia cristiana -  Ed.Patron Bologna           

                    B.Bagatti –L’archeologia cristiana in Palestina – Ed Sansoni

                    C.Ruggeri – Stenografie dell’anima – Piemme 1991

 

 

 

 

 



Per informazioni e approfondimenti contattaci: mirellalovisolo@gmail.com

Ritorna all'indice articoli


Ritorna alla home page